L'ARTE DI CONOSCERE L'ETERE

Dalla "putrefazione" al Lapis Philosophorum

Canova: Le tre Grazie
Canova: Le tre Grazie

La conoscenza della "Luce" è di fondamentale importanza per accedere a stati alterati di percezione, coscenza e conoscenza della vita materiale e spirituale. La filosofia di Afrodite è fondamentalmente centrata sullo studio, l'esperienza e la comprensione degli effetti provocati dalle vibrazioni (i tuoni) e dalle frequenze di luce (i fulmini) sull'organismo biopsicosomatico (il monte Olimpo) regolato e controllato dal sistema parasimpatico (Zeus) affinchè si conservi l'omeostasi e l'equilibrio tra conscio e inconscio. 

 

Le sacre scritture indicano nel  "Fiat Lux" l'origine della creazione, mentre gli alchimisti arabi scoprivano nell'etere il quinto elemento della materia in grado di veicolare le informazioni invisibili ai sensi fisici. I mistici francescani avevano compreso il "legame sacro" esistente tra l'esperienza di "putrefazione" della mente razionale compiuta San Francesco e la "canalizzazione luminosa" del fenomeno delle stimmate di Cristo, mentre le cattedrali medioevali  avevano lo scopo di mettere in collegamento l'umano con il divino  tramite la riverberazione della luce filtrata dalle vetrate colorate.

 

Tra il XII e il XIII sec. scaturisce una metafisica della luce in quanto sintesi di concezioni platoniche ed aristoteliche.  Roberto Grossatesta (1175-1253), Tommaso d'Aquino (12251274), Bonaventura da Bagnoregio (1217/1221-1274),  affermano che la luce è costitutiva della materialità dei corpi «che hanno l'essere in modo più vero e più degno nei gradi degli enti secondo la maggiore o minore partecipazione ad essa». La stessa generazione degli individui è dovuta all'azione della luce. 

 

Nel trattato De luce Grossatesta descrive l'azione del lumen che s'irradia dal primo cielo originando le altre sfere celesti, la cui densità materiale aumenta sempre più procedendo verso il centro dell'universo che è il punto più denso e per questo dotato di minor movimento. Il Lumen  è assimilabile a un "gradiente di Intuizione" in grado di rivelare la realtà invisibile, la verità nascosta e gli archetipi della trasformazione spirituale presenti nell'inconscio collettivo

 

Anche Dante nel suo viaggio verso l'Empireo attraverso i nove cieli, deve lasciare Virgilio, simbolo della Ragione, per farsi guidare da Beatrice che simboleggia le facoltà intuitive che emergono naturalmente dalla mente femminile (Afrodite) quanto genera la castità, la bellezza e l'amore del "cuore" (Le tre Grazie figlie di Zeus e Afrodite). 

 

La castità del cuore, intesa come modestia, contentamento, purezza di intenzioni e disinteresse per i piaceri materiali, ha l'effetto di mandare in "putrefazione" la percezione utilitaristica  alimentata dalla libido appetitiva (la lupa) 

 

La bellezza del cuore, intesa come generosità priva di secondi fini, altruismo, purezza di sentimenti e disinteresse per il riconoscimento pubblico e lo status sociale, ha l'effetto di mandare in "putrefazione" la coscienza finalizzata agli scopi alimentata dalla libido appagativa (la lonza) 

 

L'amore del cuore, intesa come amicizia, dedizione, purezza di pensiero, e dinteresse per il frutto delle proprie azioni ha l'effetto di mandare in "putrefazione" l'intelletto razionalizzatore alimentato dalla libido autoaffermativa (il leone).

 

Se si si sciolgono i "nodi del cuore" e si separa il frutto della libido corporea (Corpus) dal frutto della libido spirituale (Anima), diventa possibile realizzare il "matrimonium coeleste" con l'Etere dei saggi, dei santi e degli artisti che hanno realizzato la "putrefazione" (Putrefactio) dell'intelletto razionalizzatore, della coscienza materialistica  e della percezione utilitaristica. (fig.6)

 

Se si compie questa triplice de-capitazione dell'ego della mente razionale, descritta da Caravaggio nelle tre versioni di Davide e Golia, allora l' umiltà trionfa sulla superbia (humilitas occidit superbiam), così come l'artista incide sulla lama della spada di Davide, simbolo dell'intuizione logica e translogica con cui è possibile penetrare con "il terzo occhio" nelle "elevate sfere celesti".

 

Il Lapis philosophorum, la pietra filosofale, si situa in mezzo tra le due fronde dell'albero, tra l'intuizione logica e l'intuizione translogica dei simboli che costellano il percorso di illuminazione che conduce alla "passione e morte" dell'intelletto razionale-intuitivo e "resurrezione"  nel Sè cognitivo (il Lapis, il Cristo) 

 

Il Lapis conosce le cose tramite l'etere, la quintessenza della materia, poichè la sua mente si espande all'esterno del capo (l'aureola di Cristo) e penetra nei tre range di luce elettromagnetica generati dalle onde medie (luce visibile), corte (ultravioletti) e lunghe (infrarossi).

 

 

La storia dell'etere inizia con Aristotele, secondo il quale era l'essenza del mondo celeste, diversa dalle quattro essenze (o elementi) di cui si riteneva composto il mondo terrestre: terraariafuoco e acqua. Aristotele credeva che l'etere fosse eterno, immutabile, senza peso e trasparente. Proprio per l'eternità e l'immutabilità dell'etere, il cosmo era un luogo immutabile, in contrapposizione alla Terra, luogo di cambiamento.

 

Lo stesso concetto venne espresso alcuni secoli più tardi da Luca Pacioli, neoplatonico del XVI secolo, che coinvolge anche le strutture matematiche e geometriche: secondo il Pacioli, infatti, il cielo, il quinto elemento, aveva la forma di un dodecaedro, struttura perfetta secondo lo studioso.

 

  « Successivamente gli alchimisti medievali indicarono con l'etere o quintessenza la forza vitale dei corpi, una sorta di elisir di lunga vita: Quella cosa che muta i metalli in oro possiede altre virtù straordinarie: come, ad esempio, conservare la salute umana integra sino alla morte e di non lasciar passare la morte (se non dopo due o trecento anni). Anzi, chi la sapesse usare potrebbe rendersi immortale. Questo lapis non è certamente nient'altro che seme di vita, gheriglio e quintessenza dell'intero universo, da cui gli animali, le piante, i metalli e gli stessi elementi traggono sostanza »