FUNZIONE COGNITIVA

Abbiamo affermato più volte che l'archetipo di Afrodite descrive le modalità con cui la Mente Unica (l'Inconscio) si manifesta nella realtà, nella coscienza e nell'intelletto del singolo individuo o, tramite l'arte, la filosofia e la psicologia, in quello collettivo.

 Sappiamo per esperienza che quanto più prestiamo attenzione al fenomeno della percezione inconscia, tanto più siamo capaci di affrontare le esperienze e impedire che certi traumi, conflitti e sofferenze siano rimosse e collocati nell'inconscio psichico come esperienze negative. 

 

Nello stesso tempo bisogna sposarsi per tre volte con l'Arte di Afrodite (i tre anelli) ed espandere l'amore, la fiducia e la fede trascendente nelle potenzialità creative e cognitive che affiorano alla coscienza ogni qualvolta si  dispiega per intero il filo di Afrodite: percezione psichica, sensoriale e intuitiva; fantasia, immaginazione e ispirazione; intuizione, telepatia (sincronicità) e chiarovveggenza (serendipità). 

 

Al fine di stabilire un atteggiamento di cooperazione con l'Inconscio, l'alchimia orientale prescrive di mantenere una "meditazione priva di concentrazione", definita da Jung come la "strada maestra" verso l'inconscio. Tale meditazione senza concentrazione potrebbe sembrare una condizione vigile ma senza significato, come quella di chi sta sul punto di addormentarsi (gli occhi semichiusi del Buddha), piuttosto difficile da praticare per chi è costantemente sollecitato all'attività.  

 

L'individuo comune, meno incline  a sacrificare la libido appetitiva, appagativa e affermativa e "perdere tempo" in occupazioni inutili dal punto di vista economico, ha sviluppato invece una "azione prova di concentrazione" che obbedisce di fatto alle sollecitazioni psichiche (tensioni, diverbi, scontri, stress, incomprensioni, disguidi, ritardi, incidenti, ostacoli, dimenticanze, lapsus)   in modalità "inconsapevolmente" inconscia.  

 

Molti sviluppano in tal senso una personale filosofia del caos, oppure si predispongono a  "lasciar fare al caso", mantenendo una fiducia supercosciente nella "volontà divina", nella "divina Provvidenza" e nella "Grazia di Dio". La psicocibernetica ha  teorizzato l'esistenza di un "pilota automatico" in grado di guidare l'individuo tra le difficoltà, i pericoli, le crisi e gli ostacoli quotidiani.

 

Gli alchimisti rinascimentali invece avevano compreso che il nucleo centrale dell'Io , svuotato da una ogni pretesa di controllare le dinamiche esistenziali con la mente razionalizzatrice poteva affidarsi agli arcangeli del Sè in grado di proteggerlo dalla malattia, dalla folia irrazionale, dalla tentazioni  

Realtà (Solfo filosofico), Verità (Mercurio filosofico) e Bellezza (Sale filosofico) erano considerati nel Rinascimento  i tre elementi "chemici"  necessari per realizzare l'Oro Filosofico, punto di arrivo di una ricerca di perfezione che ha origini millenarie.  

 

Gli alchimisti  avvertivano la necessità di perfezionare, tramite l'acquisizione di modelli di coscienza tramandati dalla mitologia, la tecnica di proiezione dell'immaginazione in realtà (lo Solfo), il metodo per esplorare i contenuti di verità presenti nelle immagini (il Mercurio) e l'arte di conservare nella memoria (il Sale)  i modelli, gli schemi e i simboli che danno forma/realtà, significato/verità ed energia/bellezza all'archetipo della Perfezione (L'Oro dei filosofi).


L'Oro filosofale, sintesi di questi tre elementi, è la miniera creativa e cognitiva che l'artista scopre dentro di sé al termine di un percorso artistico di elaborazione della Pietra grezza (libido/energia psichica evolutiva) in amore, creatività, coscienza di relazione e conoscenza di sè (Elixir rubeum) e  infine  desiderio di conoscenza (Elixir album).

 

Se la volontà di conoscere (Elixir dei filosofi)  coinvolge le passioni del cuore, al punto da innescare la trasformazione dell'energia sessuale (i drago) in energia spirituale (l'archetipo della Vergine), allora diventa possibile sperimentare l'espansione della percezione fino alle estremità dello spettro di frequenze invisibili (infrarosse e ultraviolette) e scoprire il significato spirtuale della comprensione e della compassione (l'Araba Fenice), considerate "forche caudine" (le colonne d'Ercole) della trasformazione della coscienza razionale dell'Io nella coscienza transpersonale del Sè biopsicosomatico (il Cristo).

 

Il processo di trasformazione delle frequenze infrarosse e ultraviolette che permettono all'occhio e ai due emisferi di tradurre la "luce dell'anima" in sensazioni, emozioni e sentimenti (frequenze medie), e la "luce della coscienza" in compassione (Infrarossi) e comprensione (ultravioletti) , richiede un atto di coraggio, di fiducia e di fede trascendente (la linea verticale bianca parte dal dito anulare)

 

Partendo da una rivisitazione filosofica della "passione, morte e resurrezione gli Gesù Cristo", gli alchimisti intuirono  che la visione della Realtà, della Verità e della Bellezza, considerate unitariamente come Unus Mundus, erano fortemente condizionati dai fattori soggettivi alterati dall'istinto, dalla pulsione e dalla libido di appropriarsi dei "mezzi di produzione del denaro, di circolazione della conoscenza e di  trasformazione del talento creativo (razionale e intuitivo)  in "oro". 

 

Per conquistare la perfetta visione dell'Unus Mundus, occorreva procedere a rimuovere i fattori che impedivano alla percezione di espandersi fino alle estremità dello spettro di luce, regno dell'invisibile, dell'ignoto e degli archetipi che influenzano la percezione inconscia della "Luce spirituale" (spiritus mercurialis)

 

Gli artisti rinascimentali avevano compreso che la ricerca artistica della Perfezione Divina contenuta nell'intero spettro di luce (rappresentato simbolicamente dalle ali spiegate della colomba bianca, simbolo dello Spirito Santo) conduceva a  trasformare  i processi di razionalizzazione peculiari del pensiero utilitaristico (il piombo saturnino) in intuizione razionale e intuitiva, logica e translogica, simbolica e spirituale (l'oro filosofico di Sophia/Monna Lisa)

 

Avevano quindi codificato tre gradi di esperienza artistica della materia, conferendo alla percezione il compito di esplorare l'intero "spazio spirituale" (etere) concesso dalla "visione alchemica". La Filosofia di Afrodite, sintesi di immaginazione, ispirazione e intuizione simbolica,  induce un triplice fenomeno di sublimazione della "libido sessuale, sociale e intellettuale" (I.N.R.I)  in grado di differenziare l'arte alchemica in tre categorie.

 

- purificazione/sublimazione psichica (arte nigrescente),

- trasmutazione/sublimazione sensoriale (arte rubescente)

- trasformazione/sublimazione intuitiva  (arte albescente).

 

In genere la percezione delle vibrazioni psichiche (gli infrarossi) produce per compensazione un profluvio di fantasie che stimolando la trasformazione dell'energia sessuale in energia creativa  lasciano aperto il campo all'interpretazione degli eventi e dei fenomeni. Il sistema della cognizione (il corpo calloso) si mantiene aperto alle suggestioni provenienti dalla prima impressione e si focalizza sul materiale inconscio generato dalla immagini subconsce o dai sogni (lo sfondo che Leonardo dipinge alle spalle di Monna Lisa) .

 

Attraverso il processo di elaborazione creativa delle immagini, dei segni, e dei colori (l'immaginazione alchemica della Sordomuta), avviene una "presa di coscienza" del conflitto psichico che va oltre le conclusioni peculiare della razionalità critica, perchè non trascura di esaminare gli aspetti dell'inconscio personale e collettivo come possibili elementi di scatenamento della funzione trascendente (fantasia, immaginazione, ispirazione)

 

Ogni conflitto psichico, disagio emotivo e oscillazione inconscia dell'umore (il dramma archetipico) si trasferisce sul piano dell'immaginazione secondo un procedimento inconscio che trascende la coscienza dell'Io razionale per convolgere invece la "dimensione superconscia" del Sè cognitivo in cui convivono aspetti epigenetici ereditati dalla cultura e dalla religione di riferimento.   

 

Il fenomeno di trasposizione inconscia del "dramma creativo" è simile a quello che avviene nei sogni: gli elementi puramente personali o accidentali vengono gradualmente eliminati e il prodotto finale (l'opera), così purificata dagli aspetti transitori della singola esperienza umana, si conserva nel tempo ( e nella memoria) come formulazione astratta e simbolica di un problema, di una verità  o di una intuizione che ha un'applicazione molto più vasta, se non universale.

 

Mentre nelle sculture e nei dipinti sacri si vedono rappresentazioni simili che trasmettono spesso in linguaggio simbolico le verità più profonde o le dottrine segrete, nelle opere degli artisti alchemici prevale il vissuto personale, l'esperienza diretta, la consapevolezza enigmatica di un'emozione. Ogni immagine ci può condurre all'interno di un complesso reticolo  psicologico in cui si percepisce l'anelito a una soluzione, il bisogno di una risposta oppure l'esigenza di cogliere il significato della vita.

 

Il Sè creativo universale, inteso come il patrimonio di linguaggi, conoscenze e simboli presenti nell'incoscio collettivo di ogni individuo, reagisce spontaneamente alle domande poste dal "cuore", centro nevralgico in cui avviene lo "scambio" effettivo tra le informazioni sottili presenti nella luce universale (l'etere) e l'intuizione supercosciente. 

 

 

Ogni individuo che riesce ad assorbirsi completamente nel lavoro, nella scrittura o nell'esercizio di una specifica arte, pratica una quel tipo di meditazione inconscia che gli alchimisti orientali chiamano "tapas", ma che i mistici rinascimentali, come Filippo da Loyola,  definirono "esercizio spirituale".

 

Esistono esercizi mentali di vari livelli: da quello praticato durante l'orario di lavoro a quello che dedichiamo alle passioni del cuore, artistiche, ricreative oppure semplicemente edonistiche. In questo primo stadio l'energia psichica investita nella percezione si traduce in attenzione, concentrazione e focalizzazione e la libido creativa fluisce all'esterno alla ricerca degli strumenti, mezzi e opportunità di gratificazione.

 

Durante questo naturale processo gli artisti, più di altri individui, si accorgono di una progressiva modificazione della percezione che altera sostanzialmente il modo di vedere la realtà delle cose e il loro modo di rappresentarle. L'Arte Zen, ad esempio, afferma che questo primario esercizio di proiezione dello sguardo sull'oggetto può diventare un vero e proprio esercizio spirituale nel momento in cui si raggiunge la "perfezione" del vedere, definita come uno stato di non differenziazione tra oggetto e soggetto percipiente. 

 

La storia dell'Arte è essenzialmente una narrazione di come il talento manuale, artistico, tecnico e compositivo abbia generato, dai graffiti nelle caverne ad oggi, forme di rappresentazione e conoscenza della realtà che sono fondamentalmente una proiezione di ciò che il "Sè  individuale" assorbe dai modelli famigliari, sociali e religiosi.

 

Più l'artista si libera dalle strutture dell'Io (ego, individualità, identità di relazione e personalità sociale)  più si sperimenta la "percezione del Sè" in grado di spingersi fino alle estremità dello spettro di luce e di assimilare contenuti visibili e invisibili, razionali e irrazionali, analogici e anagogici, simbolici e archetipici.

 

Il problema di fondo è che la critica d'arte non ha mai considerato il fatto che l'agente della percezione non è mai l'io, anche nei casi di massima manifestazione dell'egopatia dell'individuo. Il concetto del Sè introdotto da C. G. Jung nei primi decenni del XX secolo, ma presente nella cultura alchemica da millenni, spiega la relazione esistente tra la percezione, lo stato di coscienza dell'individuo e la capacità di conoscere la Realtà (la Giustizia) e la Verità (la Castità)

 

Il Sè è definito da Jung come un "cerchio più grande", una "grandezza" in grado di contenere sia la coscienza razionale dell'Io  che la struttura dell'inconscio (personale e collettivo), per cui, per quanto ci si sforzi di prendere coscienza degli aspetti oscuri e tenebrosi della Psiche, l'agente della trasformazione, rimarrà sempre una parte di inconscio (il quarto di luna calante disegnato dagli alchimisti) che si manifesterà attraverso le funzioni della mente inconscia (trascendente, supercosciente e simbolica).

 

Se si osserva con attenzione le diverse modalità che utilizziamo per percepire le cose e riflettiamo sul tipo di informazione che dà vita, forma e contenuto alla coscienza dell'Io, si scopre che stiamo attuando una "presa di coscienza" della realtà psichica nel suo complesso che non trascura gli aspetti sottili, invisibili, quelli che rimangono spesso occulti, nascosti , oppure abilmente manipolati dalla percezione altrui.

 

Per gli artisti rinascimentali  la qualità della conoscenza dipende dalla capacità di sublimare l'azione, ovvero di trasferire la sensazione, l'emozione e il sentimento (i moti dell'animo) sul piano della fantasia, dell'immaginazione e dell'ispirazione (la funzione trascendente), e successivamente su quello dell'intuizione logica e translogica (la funzione supercosciente).

 

Solo a questo punto, tramite la meditazione inconscia (il cavaliere dormiente), diventa possibile assimilare le informazioni che provengono dall'inconscio collettivo sotto forma di sogni, visioni, canalizzazioni di conoscenze del passato, del presente o del futuro che possono essere  decifrati unicamente dalla "funzione simbolica."

 

Esistono sostanzialmente tre modalità di conoscenza concessi dalla funzione simbolica. Leonardo li codifica dal punto di vista tecnico e descrive come l'oggetto percepito possa dare informazioni diverse a seconda se sia illuminato da una luce "piena" e diffusa, da una luce "semipiena e diretta", oppure dalla luce "costretta", come quella che filtra attraverso il foro di una parete.

 

Per la filosofia alchemica la Luce rappresenta  il "potere" dell'intelletto alchemico (il Sè cognitivo)  di decodificare, decifrare e interpretare il significato delle immagini così come appaiono al primo sguardo e quindi di rivelare, illuminare e conoscere gli elementi di realtà (sat) , verità (chit)  e bellezza (ananda) presenti in ogni oggetto di conoscenza. 

 

Quando il buddhismo tantrico si riferisce al Guru (il Sè cognitivo) come principio di conoscenza che dona il potere della telepatia, della chiarovveggenza e della percezione omnicomprensiva,  annuncia la possibilità  per tutti di risvegliare l'istinto di conoscenza (il serpente kundalini) che conduce all' autoliberazione dall'ignoranza, dall'illusione, dalla suiggestione, dai tentativi di manipolazionee da tutte le forme di condizionamento.

 

Il Guru (il Lapis dei filosofi)  è il Sè cognitivo (il Messia) in cui convergono le potenze dell'intelletto logico e translogico di comprendere e illuminare la Realtà per immagini e trame allegoriche, di comprendere e rivelare la Verità per metafore e parabole, di comprendere e trasmettere la luce della Bellezza (Shiva/Shakti) che dischiude all'introversione della libido (prana shakti), alla trasformazione della coscienza (chiti shakti) e alla realizzazione dell'Unica conoscenza (parashakti).

 

Il Sè cognitivo è fonte di Realtà (Sat), Verità (Chit) e Beatitudine della conoscenza (Ananda) che emana dalla Bellezza Alchemica contenuta nelle immagini e nelle parole degli artisti e dei poeti. 

 

L'estasi della conoscenza omnicomprensiva si conquista mediante la "funzione simbolica" inscritta geneticamente nella mente inconscia, ma che rimane occulta, sopita nelle tre spire del serpente kundalini, fino a che non avviene la definitiva morte della libido (il serpente crocifisso) e delle sue proiezioni illusorie.

 

Solo attuando un processo di "morte e trasformazione" dell'ego della mente razionale (arte nigrescente), della coscienza razionale (arte rubescente) e dell'intelletto razionale (arte albescente)  è possibile accedere all'interno dell'Unus Mundus degli alchimisti e sperimentare i tre gradi di illuminazione concessi da Afrodite: percezione simbolica, coscienza simbolica e conoscenza simbolica, le tre "baci" di Afrodite che permettono all'artista (Shiva Nataranja) di creare al ritmo della musica delle sfere celesti.   

 

"Una volta che l'Io abbia superato la barriera dell'identificazione con il ruolo sociale, con la maschera impostagli dal rapporto interpersonale inautentico, la Persona, inizia il lavoro di disidentificazione dagli elementi dell'inconscio. Ogni lavoro di disidentificazione è per altro sincrono  al lavoro complementare dell'integrazione. La chiave di volta di questo lavoro di integrazione è l'attività simbolica che caratterizza la vita psichica dell'individuo, la produzione di immagini sintetizzatrici che continuamente lo psichismo inconscio propone alla coscienza. Il conseguente lavoro creativo di accoglimento, vaglio critico, penetrazione e assimilazione con cui la coscienza risponde all'incessante attività produttrice di simboli rappresenta il fondamento dell'Arte Alchemica." (Introduzione al libro l'Arte di Afrodite")

 

Ogni persona che diventa consapevole dei processi inconsci di controllo, schematizzazione, categorizzazione e sintesi compiuti dal sistema della percezione, entra a far parte della schiera di poeti, artisti, visionari, "folli" e mistici che rimangono aperti alle suggestioni psichiche, sensoriali e intuitive (Psichè) che di solito vengono scartate, rimosse e inibite a favore della tecnica e del metodo operativo (Technè) ispirato dalla razionalità finalizzata agli scopi.

 

Nel momento in cui subentra il fenomeno di sublimazione delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti corporei in immagini (Venere in taurus), per cui la pulsione di reagire, desiderare e possedere il "denarius" della vita viene trasferita sul piano dell'immaginazione, inizia di fatto l'Arte alchemica di disidentificazione dagli elementi inconsci legati agli aspetti materiali, edonistici ed egoistici dell'esistenza. 

 

La sublimazione è parte essenziale di un metabolismo femminile dell'energia psichica che interiorizza rabbia, collera, invidia, gelosia, desiderio (la bile nera), ma che poi, durante la fase di trasposizione delle emozioni nel centro creativo dell'individuo (il cuore), si traduce in quella forma di "passività, introversione e melanconia (il flegma) che permette un processo di compensazione inconscia e successiva integrazione "simbolica" di ciò che è "utile, buono e proficuo" all'anima per continuare la sua metamorfosi della pulsione psichica (la bile e il flegma) in pulsione creativa (l'adrenalina nel sangue).

 

Tuttavia anche la pulsione creativa (il drago)  rischia di tenere prigioniera l'anima (la fanciulla) in uno stadio di intuizione simbolica priva di autentica coscenza e conoscenza di sè. Lorenzo Lotto lascia intravedere fuori dalla finestra la scena della lotta di San Giorgio contro il drago, a rimarcare  la necessità di trasformare la pulsione creativa in desiderio di conoscenza.

 

E' in questo frangente che diventa necessaria la "dottrina alchemica", intesa come "conseguente lavoro creativo di accoglimento, vaglio critico, penetrazione e assimilazione con cui la coscienza risponde all'incessante attività produttrice di simboli". Per conoscere la realtà, la verità e la bellezza che è implicita in ogni forma artistica di trasposizione delle sensazioni in immagini, delle emozioni in simboli e dei sentimenti in metafore occorre compiere una "presa di coscienza" (la mano destra) del percorso di "morte e trasformazione" compiuto dall'energia psichica (in modalità introversa) e della libido (in modalità estroversa) attraverso i diversi "canali" del corpo fisico (l'anello al pollice)

 

L'arte alchemica ha il potere di riportare in equilibrio l'organismo biopsicosomatico alterato dal conflitto psichico, dal disagio emotivo, dall'oscillazione inconscia dell'umore generata dalle variazioni di "luce infrarossa" e "ultravioletta", determinando una continuo "spostamento" dell'energia mentale dal suo asse.

 

Tale spostamento crea la metamorfosi dell'informazione psichica che giunge al cervello  attraverso i  "cinque corpi" psichici (la mano sinistra)  per cui gradualmente la pulsione viene compressa nei tessuti nervosi dello stomaco  (il travaso di bile del collerico), raffreddata nella linfa che ne rallenta il flusso (la passività del flemmatico); poi di nuovo surriscaldata nel sangue (l'adrenalina del sanguigno) e di nuovo "condensata" nel fluido cerebrospinale (l'autocontrollo e l'autocoscienza del temperamento malinconico che porta l'anello nelll'indice).

 

E' un incessante processo di "solve e coagula" che conduce a una conseguente disidentificazione da tutto ciò che alimenta l'azione istintiva, le passioni irrazionali, l'umore nero, le opinioni e i pensieri quotidiani. La dis-identificazione dai processi mentali alimentati dal flusso psichico  è un esercizio filosofico che investe la ragione e  costringe l'alchimista ad esplorare le regioni dell'inconscio personale collettiva in cui sono riposte le chiavi della trasformazione spirituale.

 

A un certo punto si iniza a tornare indietro (il regressum ad uterum) e ad eliminare, una ad una, le  molteplici maschere che si sovrappongono una all'altra man mano che la libido compie la sua funzione di strutturare un ego abbastanza solido da poter superare qualsiasi avversità.

 

Il "regressum ad uterum" può corrispondere a una "discesa negli inferi" per chi ha sempre inibito le pulsioni e sente l'urgenza di manifestarle senza più timori, pudori o limiti dettati dall'inconscio ereditario e sociale. Oppure  diventa un esercizio di morte consapevole per coloro, come gli artisti, che  trasformano la pulsione sessuale in amore, creatività, coscienza di relazione e conoscenza di sè. 

 

L'esperienza diretta e non mediata della libido alimentata dalle pulsioni sessuali, creative e cognitive, porta con sè la fatalità, l'incidente, l'imprevisto, il danno e una serie di circostanze negative che conducono inevitabilmente al fallimento e alla conseguente morte dell'ego e della sua libido (appetitiva, appagativa e affermativa). 

 

L'artista alchemico invece non sperimenta la  "sofferenza" derivata dall'insuccesso professionale, sociale o intellettuale, ma una graduale disponibilità a sciogliere  il "nodo dell'ego" che impedisce al "cuore alchemico" di percepire la realtà, la verità e la bellezza priva di ogni forma di preconcetto, pregiudizio o  concezione estetica, morale e religiosa.    

 

 

Il fenomeno della percezione alchemica va oltre il semplice atto di guardare, osservare e analizzare le cose. Percepire implica infatti una triade di facoltà che espandono la capacità di adattamento alla vita e all'ambiente; percepire significa in sintesi saper vedere la realtà, intuire le verità nascoste e decodificare il significato logico e translogico degli eventi che si intrecciano con  l'inconscio personale e collettivo.

 

Il processo evolutivo delineato dalla percezione alchemica dipende dalla capacità della mente razionale di analizzare le immagini dal punto di vista psichico, sensoriale o intuitivo. Alla termine di questo primo stadio di separazione, interviene la fase del "setaccio" che corrisponde alla fase del "vaglio critico" del materiale , specie quello che  recepito dalla percezione inconscia.

 

I contenuti delle immagini vengono così lasciati sedimentare nell'inconscio creativo che inizia la fase di elaborazione creativa peculiare della funzione trascendente (fantasia, immaginazione e ispirazione) che ha lo specifico compito di sublimare in immagini la paura, il desiderio, l'impulso di fuga o di lotta.

 

Per gli alchimisti rinascimentali esiste una struttura tripartita del cervello a cui corrisponde una triplice differenziazione del processo cognitivo che dipende da quale parte del sistema limbido è maggiormente coinvolto nei processi di decodificazione dell'informazione proveniente dalle ghiandole endocrine del corpo.

 

La neuroscienza sta ancora studiando le relazioni che intercorrono tra le funzioni del cervelletto (il proencefalo), il cervello medio (il mesencefalo) e i due emisferi  cerebrali (diancefalo), ma gli scienziati concordano nell'affermare l'esistenza di circuiti neurocerebrali strettamente interdipendenti, per cui escludendo l'area delle emozioni primarie (il cervelletto), oppure della vista e dell'apprendimento, anche l'intelligenza subisce una perdita di funzioni e di funzionalità.

 

Per il cognitivismo esistono tre livelli di scambio di informazioni: neurobiologico, simbolico e semantico (o rappresentativo), distinti e irriducibili tra loro. Ogni livello non dipende dall'hardware del cervello (neuroni), ma dal software (la mente unica) che trasforma le sensazioni, le emozioni e i sentimenti corporei in informazioni  utili a definire azioni, intenzioni, decisioni.

 

Il software non è altro che la capacità di rappresentare il mondo in modo succinto con immagini, schemi e simboli  in grado di sintetizzare grandi quantità di informazioni in minimo "spazio". La realtà, il mondo dei fenomeni e l'universo  vengono continuamente compressi dal software capace  utilizzare svariate teorie informazionali (scenari) in base alla natura dell'imput di entrata (psichica, sensoriale e intuitiva)

 

In base al tipo di imput, linearmente disposto lungo l'ascissa delle frequenze elettromagnetiche (onde corte, medie e lunghe) , il cervello elabora le informazioni secondo tre tipi di codice. Ogni individuo dispone di un proprio personale codice che dipende da fattori  biogenetici, sociali, culturali e dal sistema di credenze personali e collettive. Questi fattori strutturano l'inconscio psichico, creativo, errditario  e sociale peculiare della razza, del ceto, del terrirorio e della tradizione di riferimento.

 

Partendo dal presupposto che il codice è un insieme di regole e operazioni in base alle quali è possibile trasformare in modo sistematico elementi, oggetti e dati da una forma all'altra, diventa possibile distinguere tre forme di percezione che possono coesistere in ogni individuo a condizione che ci si astenga dalla percezione finalizzata agli scopi, dai processi di razionalizzazione delle sensazioni e dalla tentazione di autocensurare, oppure esasperare, il senso di gratificazione che deriva dall'esperienza estetica.

 

Il codice psichico  (nigrescente) elabora le frequenze infrarosse in sensazioni, impulsi, colori e segni astratti, spesso privi di forma, che descrivono la prima reazione dell'organismo biopsicosomatico alle onde corte. I conflitti psichici diventano fonte di ispirazione e di autoconoscenza e  l'individuo  tende a cercare soluzioni e spiegazioni di natura psicologica. 

 

Il codice sensoriale (rubescente)  stabilisce una corrispondenza analogica tra le frequenze medie e le sensazioni, i colori e le emozioni, le forme estetiche e i sentimenti. La natura, la storia, la cultura e  il senso di pace, benessere, ricchezza  hanno l'effetto di proiettare l'individuo verso la bellezza e i sentimenti del sublime che si contrappongono al disagio emotivo e al bisogno di completezza.

 

Il codice intuitivo (albescente) conduce l'individuo a trascurare il tempo presente, le novità e la mondanità (infrarossi)  per proiettarlo nell'universo astratto delle idee, degli ideali e della comprensione filosofica e spirituale del conflitto psichico e del disagio emotivo. In questi casi la percezione è sensibile alle frequenze ultraviolette per cui l'individuo sperimenta l'introversione più profonda e l'oscillazione inconscia dell'umore e delle opinioni, al punto da determinare, nei casi estremi, fenomeni di categorizzazione ideologica e fanatismo religioso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL DOVERE

La dignità del dovere non ha che fare col godimento della vita; il dovere ha la sua legge speciale, e anche il suo speciale tribunale; e se anche si volessero confondere l’una con l’altro per porgerli mescolati come una medicina all’anima ammalata, essi tuttavia si separerebbero subito da sé; e se non facessero ciò, la prima non agirebbe punto, ma, se anche la vita fisica ne guadagnasse qualche forza, la vita morale scomparirebbe senza rimedio. 

(I. Kant, Critica della ragion pratica) 

IL DIRITTO DI MENTIRE

La veridicità in dichiarazioni cui non si possa sottrarre è un dovere formale dell’uomo nei confronti di tutti, anche qualora ciò sia fonte, per sé o per un altro, di grandi svantaggi. E se anche, affermando il falso, io non facessi un torto a chi mi costringe ingiustamente a rendere una dichiarazione, tuttavia, attraverso tale falsificazione (che perciò può essere chiamata anche menzogna, sia pure in senso non giuridico) farei un torto gravissimo al dovere stesso in generale:(...) Se, quindi, definiamo la menzogna semplicemente come una dichiarazione intenzionalmente falsa resa a un altro uomo, non occorre più che specificare ulteriormente che essa deve recare danno ad altri, come pretendono i giuristi. 

(I. Kant, Sul presunto diritto di mentire per amore dell’umanità) 

LA RIVOLUZIONE COPERNICANA

La matematica e la fisica sono le due conoscenze teoretiche della ragione che debbono determinare a priori i loro oggetti; la prima in modo del tutto puro, la seconda almeno parzialmente, dovendo tenere conto anche di fonti di conoscenza diverse dalla ragione. Sin dai tempi più remoti a cui può giungere la storia della ragione umana, la matematica, ad opera del meraviglioso popolo greco, si è posta sulla via sicura della scienza. [...] È pertanto indispensabile che la ragione si presenti alla natura tenendo, in una mano, i princìpi in virtù dei quali soltanto è possibile che i fenomeni concordanti possano valere come leggi e, nell’altra mano, l’esperimento che essa ha escogitato in base a questi princìpi; e ciò al fine sì di essere istruita dalla natura, ma non in veste di scolaro che stia a sentire tutto ciò che piace al maestro, bensì di giudice che nell’esercizio delle sue funzioni costringe i testimoni a rispondere alle domande che egli loro rivolge. 

(I. Kant, Critica della ragion pura) 

LA CRITICA DELLA DIMOSTRAZIONE DI DIO

Per raggiungere un fondamento sicuro, questa dimostrazione [la prova cosmologica] si fa forte dell’esperienza, gabellandosi in tal modo come diversa dalla prova ontologica, che si affida interamente a concetti puri a priori. Ma l’esperienza è utilizzata dalla prova cosmologica esclusivamente per fare un primo passo e giungere all’esistenza d’un essere necessario in generale. [...]La ragione crede, poi, di poter trovare i requisiti richiesti soltanto nel concetto dell’essere realissimo, e perciò conclude che esso è l’essere assolutamente necessario. Ma è chiaro che qui si presuppone che il concetto dell’essere fornito della suprema realtà sia tale da soddisfare completamente al concetto della necessità assoluta nell’esistenza, cioè che sia possibile conchiudere da questa a quella; tale principio era stato asserito dall’argomento ontologico, e viene trasferito alla prova cosmologica quale suo fondamento, mentre si era partiti dal presupposto di evitarlo. 

(I. Kant, Critica della ragion pura) 

LA CRITICA DELLA DIMOSTRAZIONE DI DIO

TESI QUARTA. - Il mezzo di cui la natura si serve per attuare lo sviluppo di tutte le sue disposizioni è il loro antagonismo nella società, in quanto però tale antagonismo sia da ultimo la causa di un ordinamento civile della società stessa. [...] L' uomo ha un’inclinazione ad associarsi, poiché egli nello stato di società si sente maggiormente uomo, cioè sente di poter meglio sviluppare le sue naturali disposizioni. Ma egli ha anche una forte tendenza a dissociarsi, poiché egli ha del pari in sé la qualità antisociale di voler tutto rivolgere solo al proprio interesse, per cui si aspetta resistenza da ogni parte e sa ch'egli deve da parte sua tendere a resistere contro altri. 

(I. Kant, Idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico)