IL POSTULATO DELLA LIBERTA'

La libertà e la legge pratica incondizionata risultano dunque reciprocamente connesse. Qui io non domando se esse siano anche diverse di fatto o se una legge incondizionata non sia piuttosto la semplice coscienza di sé di una ragion pura pratica, e se questa sia identica al concetto positivo della libertà; ma domando dove ha inizio la nostra conoscenza dell’incondizionato pratico, se dalla libertà o dalla legge pratica. [...] È quindi la legge morale della quale diventiamo consci (appena formuliamo le massime della volontà), ciò che ci si offre per il primo e che ci conduce direttamente al concetto della libertà, in quanto la ragione presenta quella legge come un motivo determinante che non può essere sopraffatto dalle condizioni empiriche perché del tutto indipendente da esse. 

(I. Kant, Critica della ragion pratica)

La filosofia alchemica orientale si fonda su un pilastro fondamentale:tutto ciò che manifesto non è che sovrapposizione all'immanifesto. La realtà è un sostrato neutro in cui  crescono i semi delle illusioni, dei sogni e delle speranze generati dal desiderio (kama) e dall'azione volta a soddisfarli.

 

La realtà assoluta, oggettiva, priva di proiezioni personali, pensieri e identificazioni,  è percepita dall'alchimista come uno sfondo neutro occultato da un velo, a volte trasparente, altre volte pesante come un tendaggio. 

 

Compito della filosofia è di rimuovere  "maya", il velo che rappresenta tutte le sovrapposizione che  impediscono una visione completa dell'intero spettro di luce, le cui frequenze risultano spesso inibite da tabù ancestrali, dall'educazione morale e religiosa e dall'inibizione a sperimentare  l'energia sessuale che è alla base di ogni trasformazione chimica della materia psichica.

 

Un maestro spirituale contemporaneo, Gurumaj Chidvilasananda, afferma che è sufficiente sostituire le lenti degli occhiali per accorgersi di essere intrisi, permeati e avvolti dal velo dell'illusione, a rimarcare il ruolo fondamentale svolto dalla "percezione" nelle fasi di svelamento della verità che è intrinseca al principio di realtà. 

 

Se non siamo in grado di cambiare punto di vista, di effettuare, come San Paolo, una rapida conversione del nostro modo di vedere e intendere la realtà, corriamo il rischio di rimanere intrappolati nella dimensione "astrale" del'esperienza,  in quel coacervo di pulsioni, inibizioni e frustazioni che circoscrivono le esperienze della psiche e relegano la mente umana all'interno di una caverna da cui si percepiscono solo ombre e incerte figure.  

 

Oppure, ancora peggio, diventiamo prigionieri di quel meccanismo di regole, leggi, ideologie e dogmi che veicolano l'energia psichica ad eleborare motivazioni, scelte e decisioni conformi alle richieste della società in cui si vive, e che snaturano l'uomo dal ricercare il senso della propria esistenza.    

 

Per i filosofi greci l'ordine immutabile della realtà corrisponde all'ordine immutabile della natura al punto che finiscono per coincidere. Entrambe non si possono "dominare", ma solo "svelare". Da qui la concezione  classica della verità come svelamento (a-lètheia) della natura (physis) dalla cui contemplazione (theoria) nascono le conoscenze relative al fare e all'agire.  

 

La filosofia medioevale, e poi rinascimentale, assume il concetto di contemplazione (theoria) come  tecnica  mediante la quale ogni essere riconosce  il suo posto nella gerarchia cosmica, e da questo riconoscimento attinge le regole del proprio agire. 

 

Il termine theoria  rinvia a thea (visione) e a orao (Vedere), dove, nella fusione delle due radici, si intensifica il senso della visione, in sanscrito vidya, che nella radice vid, da cui il latino videre,  custodisce il segreto dei Veda, i libri sacri degli alchimisti orientali.   

 

La contemplazione rappresenta il punto più elevato della percezione della realtà, vetta a cui si arriva rimuovendo una ad una le diverse sovrapposizioni che costituiscono il "velo"che occulta il riconoscimento dell'essenza della natura in relazione alla totalità del cosmo, concetto già anticipato da Cicerone per il quale "L'uomo è nato per contemplare il cosmo e , pur essendo lontano dall'essre perfetto, è pur sempre una piccola parte di ciò che è perfetto" ("De natura deorum"). 

 

Là dove si interrompono le parole dei filosofi, inizia la contemplazione creativa degli artisti, favoriti dal fatto che  "Natura e Realtà"  amano "nascondersi"  nel linguaggio delle immagini che non quello delle parole. Togliendo il velo delle illusioni, delle stratificazioni create dalle convinzioni personali strutturate dal sistema delle abitudini, dal conformismo rmoriale, religioso e culturale e dal'eduzione famigliare, quale verità è possibile contemplare? 

Piero della Francesca, cultore della filosofia di Platone, Aristotele, San Paolo e Agostino, e ricercatore appassionato della verità, elabora con la "Madonna del Parto"  il modello fondativo della trasformazione spirituale.

 

 

Rimuovendo il pesante tendaggio che occulta lo sfondo neutro della realtà, così come appare a chi contempla la natura umana in tutti i suoi aspetti, non può che apparire il "modello" dell'anima sensoriale: Venere.